martedì 24 febbraio 2009

Il primo respiro

Qualche sera fa ho lasciato Alejandrito con Gladys per accompagnare alcune mie amiche italiane all'incontro settimanale che Angela in Pakarii, incontri che sono programmati per informare sulle attivitá della Casa de Nacimiento.

Noi tre amiche italiane ci siamo trovate all'incontro con altre due ragazze future mamme peruviane: in totale eravamo cinque donne piú Angela. La situazione mi é subito sembrata interessante, infatti non ho avuto tempo di fare il corso preparto quando é nato Ale, ho fatto solo il corso di piscina per donne incinta, quindi mi é mancato il contatto delle parole con altre mamme che non fossero le mie amiche. Abbiamo cominciato a raccontare perché eravamo lí, tutte con motivazioni diverse, tutte con storie diverse, e Angela chiudeva ogni intervento con il suo punto di vista; l'incontro é durato 2 ore, invece che una com'é di solito, e di noi cinque, alcune sono uscite pensando che non sarebbero piú tornate, ma l'importante é stato condividere le nostre esperienze non solo di "ció che é successo quando ho partorito" o che "vorrei succedesse", ma di "quello che ho imparato vivendo quest'esperienza" o "come vorrei viverla", perché l'attenzione secondo me non deve essere mai sui fatti, ma su quello che si apprende vivendoli.

Angela sosteneva che dalle sue statistiche e da molti studi, si evince che le donne che arrivano al cesareo, sono nate con cesareo e che essendo al momento del parto quasi tutto psicologico, per poter partorire con la vagina, una donna nata con cesareo si deve "riprogrammare" per portare a termine ció che non é riuscita a finire quando é nata; Angela diceva che pure i bambini nati con cesareo, devono essere seguiti con l'attenzione a far terminare loro tutto ció che fanno, perché pure a loro non si é data la possibilitá di portar a termine la loro nascita.

Io ripensavo alla mia vicenda con Alejandro, ritrovavo molti punti da scioglere prima di un'altra gravidanza e molti punti giá sciolti, giá capiti; una di quelle cose che ho capito bene é che sono stata una pazza a girare come una trottola per 6 mesi per mezza America Latina, dalle Galapagos, al Brasile passando per Argentina e Perú, solo perché la mia gravidanza scorreva liscia e il pupo mi seguiva dentro la pancia senza protestare; ho capito dopo che mi é mancato il poter ascoltare me stessa, le mie paure, i miei desideri, capire che ero giá mamma anche con solo Alejandrito nella pancia. Mi é mancato prepararmi ad affrontare il momento del parto nella maniera che veramente mi apparteneva; mi é mancato poter star vicina a Victor nei mesi in cui lavoravo in giro per il mondo, senza aver il tempo, nella condizione magica di donna incinta, di gustare il mondo intorno come lo gusto ora guardando gli occhi di Ale quando guarda intorno a sé, prendendomi finalmente il tempo per farlo.


Questo post lo dedico a me stessa come autocritica per crescere sana e un pó alle future mamme, perché cerchino una strada che sia proprio loro, leggano dei libri che non si trovano in libreria normalmente (anche se Leboyer ormai comincia sempre di piú a far capolino), e perché no, facciano, se possono, un bagno nude in un laghetto tranquillo con il proprio compagno, come nel film Le Premier Cri, che ho visto dopo che me l'ha segnalato Daniela, lettrice che ringrazio molto.


"Secondo una leggenda talmudica, al momento di venire al mondo, il neonato possiede tutte le conoscenze che ha acquisito nelle vite precedenti. In quel momento gli appare un angelo che gli intima di non rivelarle a nessuno. L'angelo posa il dito sul labbro del bambino e il neonato dimentica tutto per entrare nella vita. Del gesto dell'angelo resterà una sola traccia: la piccola fossa tra il labbro superiore e la base del naso… Ed è in quel momento che il neonato emette il suo primo grido".

4 commenti:

  1. Grazie per questo bellissimo post.Mi ha colpito particolarmente la frase che hai citato alla fine (e' tratta dal film?).Mi ha fatto pensare al fatto che mia figlia Helena, quando ha sonno o semplicemente stanca, da sempre mi viene vicino e mi tocca col ditino proprio su quella fossetta tra labbro superiore e naso (che ho scoperto chiamarsi "filtro"). E' una cosa stranissima, e' una forma di contatto che rivolge esclusivamente a me da quando era piccolissima e che non accenna a smettere (ora ha 4 anni).

    RispondiElimina
  2. si, Laura, é tratta dal film, e mi ha colpito tanto come tante altre storie talmudiche

    RispondiElimina
  3. ciao!allora hai trovato e visto il film :-) sapevo che ti sarebbe piaciuto e ne sono contenta!un abbraccio Daniela

    RispondiElimina
  4. Ciao!che bello vedo che allora hai trovato e visto il film :-) ne sono contenta e sono contenta che ti sia piaciuto e sia stato ricco di belle immagini e di significato! :-) un abbraccio
    Daniela

    RispondiElimina

che stai pensando ?